Lo spettacolo è liberamente ispirato l al soggetto cinematografico di Rocco Scotellaro ” i Fuochi di San Pancrazio” con la supervisione di Carlo Levi inserito nella raccolta di inediti “Giovani Soli” pubblicato da “Basilicata Editrice” dopo la scomparsa dell’autore.

In questo soggetto si coglie un aspetto inedito di Rocco Scotellaro sconosciuto ai più, quello di sceneggiatore cinematografico.  

Rocco avrebbe voluto farne un film, aveva già inviato il soggetto ad una importante casa di produzione Romana ma la sua prematura scomparsa ne impedì il prosieguo.

Il coinvolgimento di Carlo Levi è in qualche modo attestato proprio sulla busta della lettera inviata alla casa  di Produzione, nel quale è menzionato con il ruolo di supervisore della sceneggiatura, ma all’effettivo l’intera opera per linguaggio e contenuto è attribuita a Scotellaro.

Racconta “la vita e le vicende di un importante Pirotecnico di Lucania e della sua famiglia attraverso gli alti e i bassi della sua fortuna: le disgrazie, le difficoltà, i modesti successi, la fama raggiunta in una cerchia sempre più larga di paesi, le sventure che lo obbligano a ricominciare continuamente da capo e al coraggio col quale le affronta e continua la sua vita.”

Tratto da una storia vera, coinvolgente, una “ Lucanità inedita” ci viene presentata.

Rocco Scotellaro si appassiona alla straordinaria vita del suo compaesano vissuto nel 900’, il Cavalier Pancrazio Salomone, designato di questo titolo alle Isole Egee in seguito ad una gara di fuochi pirotecnici dove fu decretato il vincitore assoluto e di fatto il più famoso fuochista di Lucania arrivando ad aprire anche una fabbrica in America.

Pone il focus su quest’arte nobile, preziosa, con tanti pericoli ormai quasi dimenticata.

Fortunatamente questa meravigliosa arte e la sua secolare storia sono giunte ai giorni nostri grazie alla tenacia e al talento dei suoi nipoti che continuano a costruire fuochi di artificio nella stessa fabbrica che fu del nonno e dei suoi predecessori in fondo alla valle di Tricarico e a girare per le feste più conosciute del sud Italia.   

Grazie alle vicende che caratterizzano il suo protagonista, Pancrazio detto il “Piratore”, cosi è chiamato nel testo, veniamo a conoscenza di una Lucania differente, anch’essa esistita e di come i paesi e i suoi abitanti aspettassero con ansia l’arrivo delle feste paesane.

” Non c’è paese che non economizzi, che non si sacrifichi per avere i suoi fuochi , dai più modesti ai più ricchi e meravigliosi e in essi anche il più povero dei braccianti trova un suo momento di completa felicità”.

“ Tutta la vita dei paesi gira intorno alle sue feste di fuochi e non solo i sentimenti, ma gli interessi , i mercati, le relazioni varie con gli abitanti dei paesi vicini e lontani che accorrono alle feste, e commerci, rivalità, amori, matrimoni, usanze antiche e costumi familiari sono tutti legati all’antico ed eterno rituale dei fuochi d’artificio”.

Il soggetto è anche un importante documento storico.

Ambientato nei primi anni del 900’ testimonia un spaccato preciso della Lucania, si passa dal difficile periodo della prima guerra mondiale a quello dell’emigrazione di massa verso le Americhe e ci mette a conoscenza di come molte feste popolari e religiose oggi affermate in tutta la regione e non solo, lo fossero già in quell’epoca come ad esempio il famoso culto del Maggio di Accettura.

“E’ alla grande festa di Accettura che Pancrazio incontra Bonita, insieme devono eseguire i fuochi artificiali della festa. E’ una delle più grandi e belle feste di Lucania e vi convengono dai paesi vicini grandi folle per assistere durante il giorno al trasporto del più altro albero della festa che trascinato dai buoi sarà portato nella piazza del paese e innalzato come un altissimo albero della cuccagna in attesa dei fuochi serali”.

Un grande Patrimonio Culturale per la nostra Regione che va tutelato e valorizzato con rispetto.

Di seguito proponiamo un approfondimento sulla  storia della famiglia Salomone.

A cura di Francesco Martinelli

I fratelli Salomone, sono discendenti da generazione da famiglia di pirotecnici.
Il fratello Antonio, ai primi del 900, emigra per gli Stati Uniti, fermandosi nella città di New York dove si sposa e ha cinque figli.

Appena arrivato intraprende l’attività di pirotecnico, aprendo una fabbrica di fuochi artificiali.

A ottobre dell’anno 1907, lo segue il fratello Pancrazio, unitamente alla moglie.

Qui nascono tre figli: Nicola, Gaetano e Rosina.

Nel 1915 rientra in Italia con la moglie e la figlia Rosina mentre restano con lo zio Antonio gli altri due figli.

Nel frattempo è rientrato in Italia, dall’Argentina, anche il minore dei fratelli, Pietro.

I due iniziano una collaborazione, aprendo una fabbrica in “Contrada S. Andrea”, dove è ancora attualmente ubicata.

In questo periodo i “FRATELLI SALOMONE” riscuotono successo in tutto il sud Italia per la loro arte, grazie anche al fatto di aver recuperato tecniche di lavorazioni e materiali ormai scomparsi.

Dopo qualche anno i fratelli SALOMONE si separano, e decidono di proseguire questa attività in maniera individuale.  Pertanto Pietro apre una fabbrica in Contrada “Santa Maria” attualmente Via dei Fuochisti.

Nel 1930, nominato Cavaliere, dal Governatore delle Isolo Egee, si reca sull’isola di Rodi.

Lo stesso Governatore, oltre che nominarlo Cavaliere, gli concede dei terreni ed apre un’altra fabbrica. Stabilmente si fermano il cognato NICOLA PARADISO, insieme al figlio Rocco, al nipote Pancrazio e maestranze locali.

Successivamente , nell’anno 1932, ritorna nell’isola per chiudere la fabbrica e rientra in Italia. Ma, all’improvviso, Pancrazio viene chiamato dagli Stati Uniti.  E’ il 1934, parte immediatamente, unitamente alla figlia Rosina, e al porto è atteso dal Rev. Francesco Paolo Grassi, dal sig. Dinice Paolo, da un funzionario del Consolato Italiano e da tanti compaesani.

Qui scopre che la fabbrica avviata dal fratello Antonio e collaborata dai figli, Nicola e Gaetano, è esplosa e che i due figli, il fratello Antonio e un nipote vi hanno trovato la morte.

Dopo aver sistemate le dovute pratiche rientra in Italia. Del suo rientro si sparge la notizia. La fabbrica diventa una fucina, viene coadiuvato dai figli, Maria Carmela, Rocco e Antonio e da numerose maestranze, soprattutto Pugliesi e Campani, venuti per imparare quest’arte.

In questo periodo raggiunge fino ad un numero di trenta dipendenti. Oltre all’arte pirica, viene prodotta circa un quintale di polvere nera al giorno da usare nell’edilizia, ed inoltre forniva le ditte impegnate nella costruzione delle gallerie delle Ferrovie dello Stato, tra queste la famigerata “Galleria Carbotto”. Ma la sfortuna perseguita il Cavaliere, e nel 1942, a seguito di un banale incidente, (si era sprigionata una scintilla dalla forbice che la figlia Maria Carmela stava usando) la fabbrica esplode. La giovanissima figlia Maria Carmela trova la morte, vengono feriti lo stesso Cavaliere e, gravemente il figlio Antonio. Restano illesi i figli Rocco e Marianna. Per l’occasione viene proclamato a Tricarico il lutto cittadino. La stessa sorte subisce il fratello Pietro qualche anno dopo, la sua fabbrica in Contrada Santa Maria, esplode uccidendo suo figlio e lui stesso rimane ferito gravemente. Le gravi ustioni al volto e alle braccia gli procureranno un fermo dell’attività. Intanto si riprende, lentamente ma con determinazione. La fama dei Fratelli Salomone raggiunse tutte le piazze, tanto che varie volte gli stessi si sono affrontati in gare pirotecniche spettacolari.

Pancrazio si guadagna il nome di Cavaliere Leone. La vita così travaglia di quest’uomo suscitò l’interesse del poeta Rocco Scotellaro, il quale era solita passare le serate invernali accanto al focolare del Cavaliere, che affettuosamente chiamava Zio Pancrazio, e se ne ispirò per alcune liriche e per una sceneggiatura cinematografica. In paese giunse una troupe di attori e sceneggiatori per impiantare un set cinematografico per avviare delle riprese. Purtroppo la prematura morte del poeta ne impedì la realizzazione. A tutt’oggi l’arte pirica della famiglia Salomone continua nella fabbrica di Contrada Sant’Andrea, dove lavorano i figli dell’ultimogenito del Cavaliere Pancrazio Salomone.